Archivi del mese: Marzo 2008

In fondo cos’è l’amicizia?
Pochi possiamo considerare veramente amici nel corso della nostra esistenza.
Ci sono amici che scrivono del loro dolore nell’aver perso un altro amico e poi sono i primi a dileguarsi e far finta di non conoscerti quando chiedi loro consiglio.
Altri spariscono senza una parola, senza una spiegazione. Improvvisamente si mettono su di un piedistallo e dall’alto della loro nobiltà, manifestando tutta la loro somma indifferenza, t’ignorano.
Per fortuna non ho molti amici di questo tipo, ma quei pochi hanno fatto tanto… male.
Uno era quello che consideravo il fratello che non ho mai avuto.
L’altra era colei che spesso ha vegliato sulla mia solitudine ed oggi non ha più tempo per persone insignificanti come me.
Avessero fatto così solo con me avrei pensato che la causa di tutto ciò poteva essere ricondotta a me soltanto. Il dispiacere risiede nel fatto che hanno abbandonato anche altri amici, persone che in loro avevano riposto molti segreti, confidenze, opinioni.
Non vi porto rancore, anzi, in virtù del bene che vi voglio vi auguro ogni bene se ora avete raggiunto la felicità. Dal canto mio accetterò il vostro inspiegabile silenzio.
Qui rimane il vostro amico e nella sua casa attenderà di far festa quando vorrete farvi ritorno.

(Tornerà mai il colore?)

Pasqua maledetta, Pasqua di pensieri, Pasqua di assenza, Pasqua fatta anche di questo.
Non sono solito raccontare del mio lavoro, anzi non l’ho mai fatto.
Allo stesso modo non adoro mettermi sul piedistallo per sentire lodi o compiacimenti.
Il mio lavoro è così, silenzioso, a volte ingrato, spesso antipatico, eppure, dopo tanti anni, accadono cose che ancora riescono a stupirmi, che m’invitano a riflettere per settimane intere, cose che sono la manifestazione dei misteri che si nascondono dietro la psiche umana.
Così può capitare di dover disarmare una donna intenta ad uccidersi e realizzare di dover prendere una decisione in poche frazioni di secondo, dove tutto può essere vitale.
Quando capisci e puoi leggere la follia nei suoi occhi.
Quando nel suo viso non c’è più nessuna espressione, come se già si considerasse fuori dalle sue membra.
Credetemi, non c’è nulla di eroico quando puoi quasi toccare la disperazione, quando chi hai davanti, del suo istinto di conservazione,  ha fatto cenere.
E’ uno sguardo assente che ti rimane impresso nella memoria per sempre.
Nelle sue pupille vedi che non c’è più luce, solo un immenso baratro e che il suo ego già precipita in un pozzo senza fondo.
Per attimi interminabili sei come lei, interagisci con la sua follia, sei in balia dei suoi perversi pensieri.
Qualcuno ha detto che i matti sono prigionieri dei sogni e così scopri che quei sogni puoi quasi vederli.
No, non vi è nulla di eroico.
Rimane solo la gioia di aver strappato un’altra vita alla morte, con una vittoria che va aldilà di ogni soddisfazione terrena.
In un gioco di transposizioni hai sconfitto ed esorcizzato la morte.