Archivi del mese: Aprile 2006

Leggendo qua e la per il blog mi sono reso conto che la permanenza delle nostre truppe in Iraq è zeppa di luoghi comuni che servono solo a confondere l’opinione pubblica.
l’Iraq non è il Vietnam.
Chi mi conosce sa che conosco il problema da molto vicino e con cognizione di causa.
A ragion veduta assicuro che chi “sceglie” di andare è consapevole dei rischi che corre.
Nessuno è obbligato ad andare in Iraq o a rimanerci.
Che sia un’esperienza dura o che non sia una passeggiata non lo nego ma è’ assolutamente falso che si va lì per fare la guerra.
Si hanno decine di compiti che nulla hanno a che vedere con la guerra e che invece sono di ausilio alle Autorità locali ed utili per la crescita di una reale democrazia.
E’ palese che, trovandosi in teatro di guerra, vi siano regole d’ingaggio (per altro severissime) che implicano anche lo scontro a fuoco e quindi la dolorosa decisione di dover decidere per la vita di un’altra persona, o perdere la popria, ma è solo l’estremo.
Di tutto il resto non si parla mai, è solo propaganda politica.
Detesto citare “un fascista” che disse “la storia mi darà ragione” e così sarà quando lasceremo l’Iraq, poichè è vero, non piangeremo più i nostri soldati, ma piangeremo migliaia di persone irachene, che hanno sete di democrazia ed apprezzano la nostra presenza, persone che morinanno in pasto ad una feroce guerra civile che di religioso non avrà nulla.
Saremo noi responsabili di questo.
La campagna di smilitarizzazione dell’Iraq è piena di luoghi comuni, falsi e propagandistici.
Consentite un ultimo pensiero a chi ha lasciato la vita in quel luogo per mano di un manipolo di vigliacchi assetati solo dei propri interessi.

Vent’anni sono trascorsi da quel 26 aprile 1986.
E’ la notte tra il 25 e il 26 aprile.
Ore 01,23.
Esplode il reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl.
E’ il disastro nucleare più grave nella storia dell’energia atomica. Nell’atmosfera vengono immessi circa 45 milioni di curie di xeno 133;
7 milioni di curie di iodio 131;
un milione di curie di cesio 134 e 137.
L’immissione dei radionuclidi nell’atmosfera del pianeta continua in maniera crescente fino al 10 maggio successivo per poi decrescere lentamente.
Ancora oggi non è noto il numero delle vittime che morirono a causa delle due esplosioni che devastarono la Centrale, ne quello relativo alle persone che morirono in seguito allo spaventoso tasso di radiazioni.
Allo stesso modo non è noto quante persone (soprattutto bambini) hanno subito gli effetti della radioattività.
Un dato recente dice che altre 100.000 persone circa moriranno nei prossimi 70 anni in seguito alle conseguenze dirette o indirette al  disastro di 20 anni fa.
Oggi il reattore nr. 4 (insieme a gran parte della centrale) è chiuso sotto un sarcofago di cemento armato. Nonostante ciò, il suo nucleo continua a bruciare minacciando l’intero pianeta. Vi risparmio foto ancora più raccapriccianti sugli effetti provocati da questa apocalisse. Solo i più forti di stomaco, se lo desiderano, potranno visitare il link di Greenpeace, dedicato a Cernobyl.
Greenpeace che ha scelto di ricordare il 26 aprile 1986 con una mostra fotografica (parte del Festival Fot-Grafia) che è stata inaugurata il 12 aprile presso lo spazio espositivo AuditoriumArte, all’interno dell’Auditorium Parco della Musica. L’esposizione è intitolata “CERTIFICATE NO. 000358/ – Il costo umano di una catastrofe nucleare”.
Affinchè l’uomo non dimentichi.